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Primarie Pd 2023, rumors ma Nazareno esclude ipotesi. Nella corsa alle primarie, fra correnti che fibrillano e candidati che si moltiplicano, su una cosa il Partito democratico sembra granitico: i tempi delle primarie non si toccano più. Il tema è riemerso nelle ultime ore per alcuni rumors che riportavano la data del 26 febbraio come quella su cui si era tornati a ragionare per fare in modo che non ci fosse una sovrapposizione con le Regionali.
[advBanner]Uno spostamento in avanti di una settimana che, a sentire fonti parlamentari dem, non avrebbe cambiato nulla. Negli ultimi giorni, è vero, dai territori si era riscontrata una certa inquietudine rispetto all'idea di anticipare: "Se lo chiediamo, i segretari provinciali ci riconsegnano le chiavi dei circoli", riferisce un deputato dem all'Agenzia AGI. Ma anche l'idea di posticipare non riscuote grandi entusiasmi: "Si farebbe solo confusione per niente: una settimana prima o una settimana dopo non cambierebbe nulla: la nuova segreteria si troverebbe comunque a mettere la faccia sui risultati delle regionali, qualunque essi siano". Dal Nazareno spiegano che quella di posticipare i tempi "non è un'ipotesi e non se ne sta discutendo". Di sicuro, viene spiegato da fonti parlamentari, la proposta non arriva da Stefano Bonaccini che, fino a questo momento, si è attenuto a quanto deciso dagli organi del partito riguardo ai tempi, "già piuttosto lunghi", come sottolineano dal suo staff.
[advBanner]Dalla sinistra del partito, poi, ci si interroga sulla ragione per la quale si dovrebbe posticipare: "Si era fissata una data, inizialmente, al 12 marzo. Poi c'è stato chi ha protestato dicendo che era troppo in là e sacrificando la discussione sulla costituente, ormai ai minimi termini. Ora si vuole posticipare ancora?". In questo contesto continua il posizionamento dei dirigenti di primo piano a favore dell'uno o dell'altro candidato. Posizionamenti che restituiscono l'immagine di un partito in cui le correnti subiscono un inevitabile rimescolamento. L'inner circle del segretario Enrico Letta, in particolare, è sempre più vicino a Stefano Bonaccini. "Le candidature alla guida del Pd sono tutte e quattro ottime, ma penso che Bonaccini abbia qualcosa in più: quella giusta dose di solidità, pragmatismo e cultura di governo in grado di tenere unito il partito, minacciato a destra dal Terzo Polo e a sinistra dal M5S", riporta all'Agenzia Italia il senatore Marco Meloni, coordinatore della segreteria di Letta.
[advBanner]Il presidente dell'Emilia-Romagna ha fatto il pieno di big del partito, ultima in ordine di tempo la vicepresidente del Parlamento Europeo, Pina Picierno che correrà in tandem - la definizione di ticket non piace al candidato segretario - oltre a Piero Fassino, presente all'ultima iniziativa di Bonaccini a Roma, a Matteo Orfini e all'area che fa capo a Lorenzo Guerini. Con Schlein c'è Francesco Boccia, responsabile enti locali del Pd, un pezzo consistente della sinistra del partito e alcuni esponenti di Areadem, con Dario Franceschini in prima fila. Proprio nell'area che guarda a Dario Franceschini è quella più in fibrillazione negli ultimi giorni. Se la candidatura di Cuperlo coglie di sorpresa la sinistra dem, il percorso di avvicinamento di Piero Fassino a Bonaccini è noto da tempo in Areadem
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