Il blitz del fisco sul conto corrente è davvero inevitabile? Molti si chiedono se esista davvero una soluzione per sfuggire al controllo fiscale e al pignoramento dei creditori. La risposta potrebbe sorprenderti: esistono opzioni legali meno conosciute che promettono di proteggere i soldi del conto corrente.
Una di queste riguarda l'apertura di conti esteri, ma quanto è realmente possibile sfuggire al pignoramento in questo caso? Per approfondire, ti invitiamo a guardare il video "Pignoramento conto corrente estero Agenzia delle Entrate: è possibile?" di 4tax - Debito Fiscale d'Impresa, dove viene spiegato in dettaglio se e come il fisco possa agire su un conto corrente estero e quali sono le reali possibilità di protezione.
Vediamo quali sono.
Il pignoramento dei conti correnti è disciplinato dal Codice di Procedura Civile, in particolare dagli articoli 498 e seguenti. Ma cosa succede quando il conto è estero? Sono davvero impignorabili? La situazione non è così semplice come sembra e la questione si complica quando si tratta di conti correnti fuori dai confini dell'UE.
Il meccanismo del pignoramento bancario eseguito dai creditori parte con un'azione esecutiva promossa dal giudice, attraverso un atto come il decreto ingiuntivo.
In particolare, è l'ufficiale giudiziario che emette un ordine notificato alla banca, la quale provvede al blocco dei fondi disponibili sul conto corrente. Tuttavia, è importante ricordare che il blocco dei soldi serve a coprire il debito.
Esistono delle somme non pignorabili per legge, come quelle necessarie alla salvaguardia del minimo vitale per una vita dignitosa del debitore.
Se i creditori privati devono interpellare il giudice per avviare una procedura esecutiva, l'Agenzia delle Entrate ha invece maggiori poteri e può agire in modo più celere. Infatti, può procedere direttamente al pignoramento senza dover coinvolgere il tribunale.
Sebbene la procedura esecutiva rimanga il quadro di riferimento generale, l'Agenzia delle Entrate può accelerare i tempi, evitando alcuni passaggi burocratici.
Ciò significa che, in caso di mancato pagamento, il debitore può trovarsi più rapidamente esposto al pignoramento dei propri beni.
Molti credono che aprire un conto estero sia la soluzione definitiva per evitare il pignoramento del fisco. Ma la realtà è più complicata di quanto si pensi.
Il sistema bancario estero prevede delle regole diverse, per cui dire che i conti esteri sono totalmente impignorabili potrebbe non essere un’affermazione del tutto veritiera.
L'articolo 2740 del Codice Civile regola la "Responsabilità patrimoniale" e recita:
Le regole dettagliate della normativa prevedono che il debitore risponda di tutti i beni, quindi inclusi quelli all’estero, per soddisfare i creditori.
Tuttavia, completare le indagini per l’individuazione dei conti esteri potrebbe risultare più difficile da attuare.
I conti correnti esteri non rientrano nell’anagrafe dei rapporti finanziari utilizzata in Italia. Pertanto, richiedere maggiori informazioni sull’esistenza di un capitale estero rende la procedura esecutiva più complessa.
Inoltre, come riportato da money.it, le leggi bancarie internazionali rendono il processo di pignoramento molto più articolato.
A questo punto, il processo di individuazione di fondi in banche estere è condizionato dalle procedure bancarie e dalla volontà del creditore nell’intraprendere un’ardua ricerca, mettendo in capo corpose risorse finanziarie.
La digitalizzazione ha semplificato alcuni processi complessi, rendendo operazioni un tempo tortuose più facili da gestire.
Eppure, quando si parla di conti esteri, non tutto è così immediato. Il pignoramento internazionale prevede una procedura legale complessa, condizionata dal Paese in cui il conto corrente risulta acceso.
Supponiamo che il debitore abbia aperto un conto corrente in uno Stato membro dell'Unione Europea. In questo caso, la procedura non è necessariamente complessa grazie agli accordi internazionali suggellati con la cooperazione giudiziaria tra i Paesi membri in base alle disposizioni previste nel Regolamento UE n. 1215/2012.
Bisogna sempre ricordare che, se il conto corrente è stato aperto in un Paese extra-UE, potrebbe essere più difficile l’intento della procedura esecutiva, in quanto qualche cavillo nascosto potrebbe mandare a gambe all’aria la procedura di pignoramento.
Non solo. I conti correnti esteri non sono facilmente tracciabili e l’assenza di relazioni con il Paese di apertura del conto non facilita né le indagini, né tantomeno l’esecuzione della procedura.
Il fisco sanziona duramente chi non dichiara il proprio conto estero nel quadro RW della Dichiarazione dei Redditi. Non dichiarare un conto all’estero può comportare gravi conseguenze legali.
Pertanto, è fondamentale dichiarare correttamente i conti esteri e tutti i loro saldi all'Agenzia delle Entrate. Ignorare questa normativa può avere conseguenze gravi.
Sul pignoramento delle pensioni sono previste specifiche regole che proteggono il tetto minimo vitale dei pensionati.
Pertanto, la pensione non può essere pignorata fino a due volte l’assegno sociale, ovvero fino a 1.068,82 euro al mese.
La normativa prevede che solo la parte eccedente può essere sottoposta a espropriazione forzata, per un importo soglia massimo per il 20%, ad esempio, se un debitore percepisce un reddito da pensione del valore pari a 1.500 euro, l’importo massimo pignorabile è pari a 86,23 euro.
Come riportato da como4avvocati.it, le pensioni di invalidità e altri trattamenti assistenziali non sono pignorabili, mentre la pensione di reversibilità può essere esposta a un’azione esecutiva.
A tal proposito, si ricorda che se la pensione è già stata accreditata sul conto corrente, la banca può bloccare ai fini del pignoramento solo la parte eccedente che supera 1.603,23 euro.
L’Agenzia delle Entrate procede all’esecuzione con limiti e modalità diverse in base all’entità del debito:
Proteggi il conto corrente dal fisco, valuta se un conto estero può fare la differenza e valuta le opzioni per difendere la pensione da eventuali debiti: