Sono stati trovati in mattinata i corpi di due dei tre lavoratori dispersi sotto le macerie dopo l'esplosione nel deposito Eni di Calenzano che ieri, 9 dicembre 2024, ha fatto tremare la terra in tutto il Fiorentino. Sale a quattro, dunque, il numero delle vittime, mentre decine di persone sono ancora ricoverate, alcune in gravi condizioni.
Per domani, 11 dicembre, i sindacati Cgil, Cisl e Uil hanno indetto uno sciopero generale provinciale di quattro ore. Nel Comune teatro della tragedia sarà, invece, lutto cittadino. Ad annunciarlo, nelle scorse ore, il sindaco Giuseppe Carovani.
ha detto il primo cittadino ai giornalisti, ringraziando i volontari della "protezione civile, i vigili del fuoco, i sanitari, le forze dell'ordine e tutti i soggetti coinvolti nei soccorsi" ed augurandosi che nelle prossime ore venga chiarita "l'esatta dinamica dell'evento".
La Procura ha aperto un'inchiesta "per appurare eventuali responsabilità penali". Intanto, c'è chi, come Maurizio Marchi di Medicina Democratica - dal 1978 in prima linea per il diritto alla salute -, riflette sugli allarmi ignorati.
"La raffineria di Livorno manda combustibili fossili a Calenzano attraverso un oleodotto. I dati ufficiali della Regione Toscana mostrano in entrambe le aree un eccesso di mortalità e ricoveri ospedalieri rispetto alla media. Noi di Medicina Democratica lo denunciammo già quattro anni fa", ha spiegato a Tag24 l'attivista Marchi.
"La nocività c'era indipendentemente dagli incidenti rilevanti: si pensi alle esalazioni, alle emissioni, che erano già conosciute", ha aggiunto. Nel 2020, insieme a dei colleghi, aveva evidenziato che a Calenzano "grandi quantità di vapori si diffondono in atmosfera durante le operazioni di carico, travaso, prelievo dei carburanti", sottolineando anche gli effetti rischiosi sulla salute della popolazione.
E aveva preannunciato: "Se avvenisse un incidente rilevante, incendio o esplosione, sarebbe tagliata in due l’Italia, oltre ai danni prioritari per persone e lavoratori". Alla fine, è successo. Secondo una prima ricostruzione, l'esplosione che ha fatto saltare in aria gli autocarri in fila per il rifornimento, sarebbe stata provocata da una perdita di benzina o da una fuoriuscita di vapore. L'incendio ha rapidamente coinvolto la pensilina dell'intera struttura, causandone il crollo parziale.
"Alle denunce di quattro anni fa non ci fu nessuna risposta. Ora hanno un bel parlare il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani (che ha proclamato il lutto regionale, ndr) e gli altri, ma a suo tempo nessuno - a tutti i livelli della filiera, dai sindaci al Ministero - ci prese in considerazione", prosegue Marchi.
"Le nocività erano note. Come sempre hanno prevalso gli aspetti economici, commerciali. E chi ci rimette? Le persone. I morti di ieri sono tutti autotrasportatori, i lavoratori più esposti alle esplosioni", che quotidianamente sono a contatto con sostanze pericolose.
È necessario, secondo Marchi, un cambiamento radicale. "Non ci sono vie intermedie: secondo me il deposito Eni va spostato in un'area più isolata", ha dichiarato. "Lontano dalla popolazione residente e dalle infrastrutture di mobilità (la linea ferroviaria e l'autostrada A1), in un'area più sicura".
"Speriamo che dopo la tragedia si cominci a riflettere, che cambi qualcosa, ma non è detto. Secondo me alla fine non sposteranno il deposito, anche se dovrebbero. È lì da 70 anni e ci resterà. Saranno le persone, spaventate, ad andarsene, con tutte le conseguenze che ne derivano", ha aggiunto Marchi.
Che si è poi detto amareggiato "per i morti, ma anche per il pericolo persistente" dell'impianto, che da tempo è classificato "ad alto rischio".