Si spengono ufficialmente i riflettori sul Grand Hotel La Sonrisa, noto ai più come "Castello delle cerimonie" per il programma trasmesso su Real Time. Dopo aver ottenuto la confisca dell'immobile, il Comune di Sant'Antonio Abate (Napoli) ha revocato alle tre società che finora lo hanno gestito le licenze di ristorazione e alberghiere in vista di una sua completa acquisizione "a patrimonio comunale". A farlo sapere, attraverso un comunicato stampa, è stata la sindaca Ilaria Abagnale.
Con la revoca delle licenze viene meno la possibilità, per le tre società coinvolte nella gestione dell'immobile, Sonrisa spa, Ipol spa e Polfra spa, di proseguire nelle loro attività. "In caso di mancata ottemperanza, anche parziale", recita il comunicato diffuso dalla prima cittadina, "si procederà alla chiusura forzata dei locali mediante l'apposizione di sigilli".
Si tratta di un provvedimento importante, che segue la sentenza con cui a febbraio è stata disposta la confisca del bene per lottizzazione abusiva. L'immobile, dopo l'apposito iter previsto in casi simili, diventerà quindi patrimonio del Comune di Sant'Antonio Abate.
ci tiene a far sapere la sindaca Abagnale.
Le controversie legali legate alla Sonrisa hanno radici profonde. Già nel 2011, infatti, la Procura di Torre Annunziata aveva messo in luce come, dal 1979, l'immobile fosse stato oggetto di "attività edilizia in assenza di titoli abilitativi o con titoli emessi in maniera illegittima, in violazione delle più elementari norme edilizie ed urbanistiche e della normativa a tutela del paesaggio", ottenendo il sequestro della struttura.
Nonostante ciò, negli anni successivi la Sonrisa ha fatto da sfondo a diversi eventi televisivi: nel 2012 ospitò il Festival della canzone napoletana "Napoli Prima e Dopo", trasmesso dalla Rai. Nel 2014 divenne il set del celebre programma "Il boss delle cerimonie" su Real Time. Il caso, poco dopo, approdò in Parlamento tramite un'interrogazione dei deputati Gennaro Migliore e Arturo Scotto, che misero in evidenza non solo questioni di abusivismo ma anche il coinvolgimento del luogo in cerimonie legate ad esponenti malavitosi.
La svolta è arrivata nel 2024, quando la Corte di Cassazione ne ha sancito definitivamente la confisca, passando il testimone al Comune presso cui sorge, che con la revoca delle licenze - al netto di eventuali ricorsi al Tar o sospensioni - ha sancito la fine degli eventi che hanno reso famoso il luogo e la famiglia proprietaria, quella dei Polese, che in questi mesi ha dovuto versare all'Ente locale un canone mensile di 30mila euro a titolo di indennità di occupazione.
fa sapere ancora la sindaca Abagnale nel comunicato stampa diffuso questa mattina, spiegando che la Suprema Corte "ha indicato come alternative la demolizione o il recupero del compendio immobiliare attraverso una pianificazione". Si aspettano adesso nuovi sviluppi.