Non avrebbero commesso alcuna violazione di regole, protocolli o norme penali. Queste le prime conclusioni della Procura di Milano sui carabinieri che, lo scorso 24 novembre, hanno inseguito con la loro auto di servizio lo scooter guidato da Fares Bouzidi, sfuggito a un alt e schiantatosi al termine di una fuga di otto chilometri per le vie del capoluogo lombardo. Nell'impatto, violentissimo, è morto il 19enne Ramy Elgaml, che sedeva dietro l'amico.
Secondo la Procura, in pratica, l'inseguimento messo in atto dai carabinieri - con tre pattuglie e sei uomini - rientrerebbe nelle attività previste per la polizia giudiziaria dall'articolo 55 del codice di procedura penale, che recita:
Da parte loro non ci sarebbe stata nessuna violazione. Il militare che era al volante dell'automobile coinvolta, una Giulietta, è indagato per omicidio stradale, come Fares Bouzidi, che era alla guida dello scooter su cui viaggiava il 19enne morto.
Altri due carabinieri sono indagati per depistaggio e favoreggiamento. Secondo le ricostruzioni, avrebbero chiesto a un testimone di cancellare il video di un contatto tra la gazzella e lo scooter. Video che ora un consulente sta cercando di recuperare.
Servizio a cura di Alvise Losi per il Tg3, mandato in onda alle ore 12 di oggi, 18 gennaio 2025.
La notizia delle prime conclusioni dei pm Marco Cirigliano e Giancarla Serafini arriva all'indomani dell'audizione del carabiniere che, la notte della morte di Ramy, indossava la bodycam che ha ripreso l'inseguimento. Le ultime immagini sono state diffuse in esclusiva dalla trasmissione "Dritto e Rovescio", su Rete Quattro, lo scorso giovedì sera.
Nel video si vedono gli attimi immediatamente successivi all'incidente: l'arrivo dei soccorsi, la corsa in ospedale e l'annuncio della morte di Ramy a causa delle gravi ferite riportate. Frames che, secondo Il Corriere della Sera, non risulterebbero agli atti dell'inchiesta, nonostante il militare proprietario della microcamera, non indagato, abbia sostenuto di averle messe immediatamente a disposizione.
Sul punto sono in corso delle verifiche. Si attende, poi, il deposito della consulenza cinematica sulla ricostruzione dell'incidente, previsto per gli inizi di febbraio.
Nelle scorse ore, il ministro degli Interni Matteo Piantedosi ha fatto sapere ai giornalisti di auspicare un incontro "a fari spenti" con i genitori del 19enne morto, "sempre che loro lo vogliano". "Finora - ha dichiarato a Il Messaggero - non l'ho fatto per rispetto del loro dolore".
Quanto alla valutazione del comportamento tenuto dalle forze dell'ordine, che durante l'inseguimento avrebbero anche imboccato delle strade contromano, ha detto, invece, di rimettersi "all'autorità giudiziaria". "Un inseguimento è pericoloso anche per chi lo fa. E i carabinieri hanno dimostrato massima trasparenza, mettendo a disposizione video e audio", le sue parole.
Non tutti sono d'accordo. Dal giorno dell'incidente, molte persone sono scese in piazza nelle principali città d'Italia per chiedere "verità e giustizia per Ramy", scagliandosi contro gli uomini in divisa. A pesare, in particolare, i commenti shock pronunciati durante l'inseguimento, tra cui: "Sono caduti? Bene".