Qual è il partito che il giorno prima dei fattacci dello Studio Ovale, ha votato all'unanimità una relazione della segretaria che, a proposito della situazione internazionale, diceva: "Noi non siamo con Trump e il suo falso pacifismo e non siamo con l'Europa per continuare la guerra"? E qual è il partito che invita a votare sì per abrogare, in occasione dei prossimi referendum, una legge che lui stesso aveva promosso e fatto approvare?
La risposta è presto data: il Partito Democratico di Elly Schlein. Davanti al quale la posizione della minoranza interna, dell'ala riformista, si fa sempre più imbarazzata. Anche perché, molto incautamente, quello che dovrebbe essere il suo leader, Stefano Bonaccini, il giorno dopo la direzione di giovedì, è uscito sul Corriere della Sera con un'intervista che non è affatto piaciuta ai suoi, tanto che l'opzione di sostituirlo non è certo più peregrina.
Già prima dei fatti dello Studio Ovale, molti riformisti hanno affidato i loro mugugni alle chat riservate: nel mirino, c'era quello che dovrebbe essere il loro leader, il presidente del Pd Stefano Bonaccini.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso già venerdì mattina è stata in particolare una domanda fattagli dal Corriere della Sera: siete contrari a portare le spese militari al 2% del Pil come chiede la Nato? La risposta di Bonaccini è stata questa:
E vabbè, un po' di politichese per il più classico di un colpo al cerchio e uno alla botte. Ma per una posizione, quella dei riformisti e, più in generale del Pd, che è risultata indecifrabile.
Qualche ora più tardi, paradossalmente, ci hanno pensato Trump e Vance a riportare i dem, più o meno, sulla stessa posizione pro-Ucraina. Persino con dirigenti sempre molto scettici nei confronti di Zelensky come Sandro Ruotolo e Peppe Provenzano. E con la segretaria stessa che è dovuta correre a scrivere sui social quanto si riporta di seguuito:
Oggi non ho partecipato al voto sulla relazione di Elly Schlein alla direzione Pd, in disaccordo sul referendum Jobs Act.
— Giorgio Gori (@giorgio_gori) February 27, 2025
Capisco la posizione della segretaria, coerente con la sua storia politica, ma non condivido la scelta di schierare il partito a sostegno del “SÌ”. Quella -…
Ma tant'é: la relazione della segretaria Schlein, giovedì sera, è stata votata all'unanimità dei presenti in direzione nazionale. Le fibrillazioni dei riformisti rispetto al loro portavoce, Stefano Bonaccini, sono sembrate, però, subito evidenti perché è considerato troppo allineato all'attuale numero uno del Nazareno, anche nel caso in cui lasciasse libertà di voto sul Jobs Act.
Così, tra i riformisti, sta prendendo sempre più piede l'idea di affidarsi ad Alessandro Alfieri, già segretario del Pd Lombardia, anziché all'ex Governatore dell'Emilia Romagna (ora europarlamentare) per far sentire la propria voce.
Energia popolare, la corrente interna al Pd che è nata attorno a Bonaccini, ormai è alla ricerca di una nuova leadership, capace di marcare più nettamente le differenze di vedute con Elly Schlein.
Insomma, i riformisti sognano di non essere più coinvolti in reprimende come quella di Aldo Grasso sul CorSera di oggi:
Ma c'è chi non vuole esserne complice.