Il voto popolare come arma di destabilizzazione del governo. Con l'arrivo della primavera 2025, il centrosinistra dovrà puntare anche sui referendum abrogativi approvati dalla Corte Costituzionale. Sicuramente, nel corso della direzione nazionale del Partito Democratico del 27 febbraio 2025, sarà stato dedicato ampio spazio ai cinque quesiti referendari che si voteranno tra il 15 aprile e il 15 giugno.
Cittadinanza e lavoro sono i temi al centro dei referendum. Il primo è particolarmente importante perché costringerebbe il governo Meloni a rivedere le leggi sulla cittadinanza e il periodo di permanenza in Italia prima di ottenerla. Un quesito che spaccherebbe la maggioranza di governo, considerando che Forza Italia sarebbe ben disposta a un aggiornamento delle normative ritenute, in tempi non sospetti, desuete.
Lo scorso gennaio, il governo si è salvato da un possibile altro referendum ad alta partecipazione, quello sull'autonomia differenziata, già abbondantemente ridimensionato dalla Consulta. L'esecutivo nazionale dovrà quindi preoccuparsi dei quesiti? In parte, spesso i referendum non riescono a raggiungere il quorum grazie al 50%+1 degli elettori. Un'impresa ardua, alla quale il centrosinistra avrebbe anche proposto una soluzione in linea con gli appuntamenti elettorali di quest'anno.
Campo largo, svegliati: è primavera. E non una primavera qualunque, ma quella del 2025, dove grazie ai referendum è possibile infliggere un duro colpo al governo Meloni. Ci avrà pensato a lungo Elly Schlein nel corso della direzione nazionale del Partito Democratico del 27 febbraio e nei prossimi giorni potrebbero esserci novità su come il campo largo intende cavalcare l'onda referendaria.
Spazio al quesito sulla cittadinanza, che nei prossimi mesi diventerà il vero cavallo di battaglia del centrosinistra. Occhio però a non disdegnare i quesiti sul lavoro, in particolare quelli sul Jobs Act del 2014, voluto fortemente dall'allora segretario del Partito Democratico Matteo Renzi. Il Pd ha promesso di costruire un'alternativa al governo Meloni anche – e soprattutto – sul tema del lavoro.
Nel 2025, gli elettori italiani saranno chiamati a partecipare a cinque referendum abrogativi, che riguarderanno temi cruciali: la cittadinanza e i diritti dei lavoratori. Tra i principali quesiti, quello sulla cittadinanza riguarda la modifica della legge attuale, proponendo la riduzione del periodo di residenza necessario per gli stranieri extracomunitari per acquisire la cittadinanza italiana, passando da 10 a 5 anni, praticamente la metà.
L'altro importante referendum mira a abrogare il contratto di lavoro a tutele crescenti introdotto dal Jobs Act. Negli ultimi dieci anni, questa misura ha suscitato molteplici discussioni, soprattutto riguardo alle tutele dei lavoratori.
Sarà oggetto di votazione anche il quesito per abrogare le norme sui contratti a termine, nonché quelle che regolano le indennità di licenziamento nelle piccole imprese. Spazio anche alla responsabilità solidale negli appalti, un quesito che propone l'abrogazione di una norma che esclude il committente dalla responsabilità per i danni derivanti da rischi nelle attività delle imprese appaltatrici. I referendum si terranno tra il 15 aprile e il 15 giugno del 2025, e saranno validi solo se si raggiungerà il quorum di partecipazione.
Il rischio di così tanti referendum quale potrebbe essere? Che non si raggiunga il quorum, se votati in giorni differenti. Negli scorsi anni, molti quesiti sono naufragati proprio perché non si è raggiunto il numero minimo di elettori. Una soluzione a questo problema era stata avanzata qualche mese fa da Carlo Calenda, fondatore di Azione.
Si potrebbero concentrare tutti gli appuntamenti elettorali, quindi voto regionale e referendum, per far fronte al calo di affluenza alle urne. Potrebbe essere proprio questa l'occasione per sperimentare questo metodo, anche se sembra difficile che si vada al voto nelle Regioni interessate prima di autunno.