04 Mar, 2025 - 16:22

Il Gattopardo in una serie tv e a Palazzo Chigi: Giorgia Meloni vuole essere la principessa di Salina?

Il Gattopardo in una serie tv e a Palazzo Chigi: Giorgia Meloni vuole essere la principessa di Salina?

Si potrebbe iniziare proprio così, come fecero Tomasi di Lampedusa nel libro e Luchino Visconti nel film che ne fu tratto: "Nunc et in hora mortis nostrae. Amen": adesso e nell'ora della nostra morte. È la prima frase del Gattopardo, che domani debutta su Netflix con la serie tv in sei puntate.

Tempismo perfetto, visti i giorni che viviamo, con il mondo messo in subbuglio da Putin e Trump e con l'Italia unica nazione europea a rimanere sostanzialmente neutrale dopo i fatti dello Studio Ovale di venerdì scorso.

Una domanda, quindi, sorge spontanea: oltre a Salina, si aggira un Gattopardo anche a Palazzo Chigi?

Insomma: Giorgia Meloni è l'unica leader europea a non aver voluto prendere una posizione tra Trump e Zelensky. Non vuole rinunciare al suo ruolo di pontiera tra Washington e Bruxelles.

Ma la sua può considerarsi ancora una posizione pragmatica e positiva per giungere a una pace giusta per l'Ucraina o ormai è solo indice di un atteggiamento gattopardesco?

Giorgia Meloni, un Gattopardo a Palazzo Chigi?

Consultando la Treccani alla voce gattopardismo: "L’atteggiamento (tradizionalmente definito come trasformismo) proprio di chi si adatta a un nuova situazione politica, sociale o economica simulando d’esserne promotore o fautore, per poter conservare il proprio potere".

Così è, o così sia, anche per la Giorgia nazionale? Come nella prima scena del libro e del film è cosa buona e giusta allora recitare un Rosario anche per lei?

Di certo, "nunc" (ora), è davvero un momento che segnerà il nostro futuro. Compresa l'ora della nostra morte: sarà per Kiev e la nostra libertà o per mano del Cremlino?

In ogni caso, nei giorni scorsi, ha fatto impressione, la cartina dell'Europa redatta da un centro studi francese di politica internazionale che fotografava la reazione dei leader europei dopo i fatti di Washington. Tra gli altri, l'ha ripresa Carlo Calenda

L'unica nazione neutrale risulta essere l'Italia. Del resto, il gattopardismo l'abbiamo inventato noi. Un po' di qua, un po' di là. E se si è di qua è solo per essere pronti a saltare con un balzo felino di là. Tant'è che le parole d'ordine della premier nel vertice europeo di Londra sono state queste: la prima

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Niente tifoserie

La seconda:

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Servono capacità strategiche, non reazioni emotive

Ma con il suo governo dilaniato da Matteo Salvini, il vicepremier che brinda a vodka, questa è una posizione ancora credibile o solo gattopardesca, tipica di chi è con un piede in due staffe e vuole essere pronto a sfilarsi?

Questa, evidentemente, è la preoccupazione dell'opposizione che le imputa di non avere assunto dopo lo scontro Trump-Zelensky una posizione netta. 

Peccato che né Conte né Schlein siano, a loro volta, nella posizione di dare lezioni di coerenza, vista la loro ostilità più o meno mascherata nei confronti del governo di Kiev. Giovedì, la segretaria dem, ad esempio, ha chiuso la direzione del suo partito rivendicando di non voler essere "né al fianco del falso pacifismo di Trump, né con l'Europa per continuare la guerra". Solo il giorno dopo, in seguito ai fatti dello Studio Ovale, è corsa a scrivere sui social quanto di seguito:

Il vecchio fascino del neutralismo

E comunque: il fatto è che in Italia, con la maggioranza e l'opposizione spaccate sul fronte occidentale e per la difesa della libertà europea, si sta riaffacciando, assieme a quello del gattopardismo, anche un altro fantasma: quello del neutralismo.

Ma, come ha ben spiegato Antonio Polito ieri sul sito del Corriere della Sera, si tratta solo di un'illusione di pace:

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Il sottosegretario agli Esteri Edmondo Cirielli spinge il Governo sul campo della neutralità dopo lo scontro Trump-Zelensky. Non sarebbe la prima volta che un'Italia fragile e indecisa, che non sa cosa fare, spera di rifugiarsi in essa. Abbiamo aspettato un anno per entrare in entrambe le guerre mondiali rifugiandoci, appunto, nella neutralità o nella non bellingeranza. Ma neutralismo non vuol dire pacifismo. Infatti, alla fine, abbiamo dovuto combatterle tragicamente entrambe e in tutti e due i casi abbiamo finito la guerra tra le fila opposte a quelle in cui l'avevamo iniziata

Per Polito, oggi, il nostro sistema politico si dimostra fragile una volta di più. Con le coalizioni spaccate dai filo trumpiani e filo putiniani Salvini e Conte e da chi sconta una posizione ambigua come la Schlein. Secondo l'analista politico, l'atteggiamento della Meloni è solo una conseguenza di questa situazione. È dettato dall'imbarazzo che ne deriva.  

L'impossibilità del neutralismo, la lezione di De Gasperi

Ma perché l'Italia non potrà mai rimanere neutrale? Polito, a tal proposito, ha ricordato una lezione di Alcide De Gasperi, il quale, quando si trattò di collocare l'Italia nel campo occidentale dopo la seconda guerra mondiale, per convincere una riluttante Democrazia Cristiana, spiegò:

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Neutralità, da tutti agognata ma realizzabile solo in un mondo di inermi o con una forte difesa di natura o di armi

Evidentemente, non era e non è la condizione in cui si trova il nostro Paese.

All'epoca fu d'accordo con lui anche Pio XII:

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La solidarietà dei popoli impedisce di guardare da semplici spettatori con una impassibile neutralità

disse il papa benedicendolo. Nunc et in hora mortis nostrae, amen: almeno lui, altro che Gattopardo.

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Giovanni Santaniello
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