14 Angelo Massaro e i 21 anni in carcere per un errore giudiziario: "Salvato dallo studio e dallo yoga"
02 Apr, 2025 - 12:38

Angelo Massaro e i 21 anni in carcere per un errore giudiziario: "Salvato dallo studio e dallo yoga"

Angelo Massaro e i 21 anni in carcere per un errore giudiziario: "Salvato dallo studio e dallo yoga"

Aveva 29 anni, una moglie e due figli piccoli quando, nel 1996, fu arrestato per un reato che non aveva commesso. Assolto 21 anni dopo, Angelo Massaro gira ora l'Italia per raccontare la sua storia e sensibilizzare l'opinione pubblica sui problemi del sistema giudiziario e delle carceri, per evitare che altri vengano condannati da innocenti. 

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La storia di Angelo Massaro, assolto dopo 21 anni di carcere

Massaro fu arrestato con l'accusa di aver ucciso l'amico Lorenzo Fersurella, scomparso da Taranto nell'ottobre 1995, sulla base delle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, secondo cui i due avevano litigato per questioni legate allo spaccio di droga.

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Ad incastrarlo fu, in particolare, un'intercettazione telefonica risalente a pochi giorni dopo la scomparsa, nella quale, parlando con la moglie, aveva pronunciato in dialetto la frase "Sto portando stu muert" - riferendosi al trasporto di un ingombrante slittino da neve -, che, però, venne fraintesa.

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Si pensava, infatti, che si riferisse al "morto". Nel 1997, il processo a suo carico si chiuse con una condanna definitiva a 24 anni di reclusione. Ciò nonostante egli si fosse sempre proclamato innocente, sostenendo di non sapere che fine avesse fatto l'amico (mai ritrovato). 

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"Salvato dallo studio e dallo yoga": le dichiarazioni della vittima dell'errore giudiziario

La svolta - dopo una serie di tentativi falliti - è arrivata nel 2017, quando, al termine di una revisione del processo, l'uomo, ormai vicino alla fine della pena, è stato assolto e scarcerato dopo aver trascorso in cella 21 anni. 

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Ospite della trasmissione "La Storia Oscura", in onda dal lunerdì al venerdì su Radio Cusano Campus e in streaming sulla piattaforma Cusano Media Play, ieri, 1 aprile 2025, Massaro ha ripercorso la sua vicenda.

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"Mi hanno salvato lo studio e lo yoga", ha dichiarato, "perché mi hanno dato la forza di combattere l'ingiustizia che avevo subito. Sono stato tanti anni in carcere, prima di arrivare alla revisione. Molti avvocati mi dicevano addirittura che non si poteva fare".

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"Grazie alle mie conoscenze di giurisprudenza a al commissario del carcere di Mestre, che mi ha messo a disposizione tutto l'occorrente, ho iniziato a studiare le carte del mio processo. Poi, con il mio legale, Salvatore Maggio, siamo andati avanti, scoprendo quello che gli inquirenti già sapevano", ha aggiunto.

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"All'epoca dell'arresto, avevano svolto delle verifiche sul mio luogo di lavoro, trovando il mezzo meccanico di cui parlavo nell'intercettazione e non il morto, dimenticandosi però di fare la dovuta relazione. I tabulati telefonici mi collocavano in un luogo diverso da quello della scomparsa di Lorenzo, e altro".

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La questione della "revisione critica del passato deviante"

In pratica, contro di lui, non c'erano prove. "Sono riuscito a resistere pensando positivo, ma stare lontano dalla mia famiglia mi ha fatto soffrire molto", ha raccontato Massaro, che, dal suo ritorno in libertà collabora con l'associazione Errorigiudiziari.com, in prima linea sul tema degli innocenti in carcere.

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Nella vita privata, gestisce invece "campi sportivi". "Sono tranquillo", ha affermato. Anche se nessuno potrà restituirgli il tempo perso in cella. "Durante la detenzione mi è stato chiesto di fare una 'revisione critica del passato deviante', che poi sarebbe un'ammissione di colpa, così avrei ottenuto dei benefici premiali", ha ricordato.

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"Mi sono sempre rifiutato e ho lottato fino all'ultimo. Anche se non fossi riuscito ad arrivare alla revisione e fossi tornato in libertà, avrei continuato a combattere per dimostrare di essere innocente". "Il carcere in Italia non è utile", ha concluso.

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"Non è in grado di rieducare nessuno; tanto che alcuni entrano 'canarini' e ne escono 'avvoltoi'. È giusto che chi è colpevole paghi, ma non si dovrebbe mai calpestare la dignità di nessuno. E invece ti viene tolta, anche se sei innocente". La sua vicenda ha ispirato nel 2022 il docufilm "Peso morto".

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Sara D'Aversa
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