03 Apr, 2025 - 17:35

Pietro Orlandi, appello a Papa Francesco: "Faccia ciò che dovrebbe, ci dica la verità su Emanuela"

Pietro Orlandi, appello a Papa Francesco: "Faccia ciò che dovrebbe, ci dica la verità su Emanuela"

"Se, come dicono i medici, ha visto da vicino la morte, mi auguro che la sua coscienza sia stata scossa e che faccia ciò che dovrebbe fare. Per la religione, per il cristianesimo, è il rappresentante di Gesù Cristo in terra, i cui insegnamenti si basano sulla verità e la giustizia: sarebbe bene che li ricordasse".

Non usa mezzi termini Pietro Orlandi quando si rivolge a Papa Francesco per chiedergli di chiarire, una volta per tutte, la vicenda di sua sorella Emanuela, scomparsa misteriosamente all'età di 15 anni il 22 giugno 1983 e mai più ritrovata. 

Il nuovo appello di Pietro Orlandi a Papa Francesco

Qualche settimana fa, mentre il Pontefice era ancora ricoverato al Gemelli, Orlandi aveva pubblicato sui social un post che aveva tutta l'aria di essere un appello: "Se ha la forza di scrivere il testo dell'Angelus, spero ancora trovi la forza di scrivere un altro testo, quello che tutti noi stiamo aspettando".

 

"Almeno lo faccia per mia madre - aveva aggiunto -, che ha qualche anno in più di lui e non può aspettare in eterno". Ospite della trasmissione "La Storia Oscura", in onda dal lunedì al venerdì dalle 14 alle 15 su Radio Cusano Campus e in streaming su Cusano Media Play, oggi, 3 aprile 2025, l'uomo ha rincarato la dose.

"Gli auguro altri dieci o vent'anni di vita, ma mi auguro anche che ci dica la verità su Emanuela", ha dichiarato, rispondendo alle domande del conduttore Fabio Camillacci. Da anni, il fratello della "ragazza vaticana" chiede a Bergoglio di fare luce sulle parole che, all'inizio del suo pontificato, nel 2013, rivolse a lui e alla madre davanti alla Chiesa di Sant'Anna:

virgolette
Emanuela sta in cielo,

facendo intendere di sapere cosa le fosse successo. 

Un segnale positivo sembrava esserci stato quando, proprio su richiesta del Papa, nel 2023 è stata istituita sul caso l'inchiesta affidata al Promotore di giustizia Alessandro Diddi, che tuttavia, dopo un apparente slancio iniziale, pare essersi arenata. 

Le tre inchieste aperte sulla vicenda di Emanuela

"Mi sembra che stiano cercando una verità di comodo. Recentemente hanno fatto una prima ammissione, dicendo di aver trovato il famoso dossier su Emanuela, che era dal 2012 in Segreteria di Stato, ma sostengono che il suo contenuto sia 'secretato'", ha detto Orlandi riferendosi all'indagine vaticana.

"Spero che la Commissione parlamentare o la Procura di Roma chiedano di visionarlo, visto che hanno sempre dichiarato di voler collaborare tra loro. Quello che sarà trovato al suo interno è un mistero; ma, dopo tutti questi anni, mi fido sempre meno: potrebbe anche non essere l'originale o contenere altre pagine", ha aggiunto.

La sua speranza è che almeno una delle tre inchieste aperte sul caso arrivi a qualche risultato. "So per certo che la Procura sta lavorando, anche se non so su cosa. La Commissione, invece, dovrebbe concetrarsi sulle audizioni in modo più specifico. Stanno ascoltando anche coetanee di Emanuela che la conoscevano poco, così si perde l'occasione di sentire qualcuno di importante".

Secondo Orlandi, la lista è lunga. "Avrebbero dovuto convocare anche Sabrina Minardi, che nel tempo ha detto cose importanti, prima che morisse", ha affermato. "Ci sono tante piste da approfondire", ha aggiunto, accennando a quella di Londra, secondo cui Emanuela sarebbe stata portata, nell'immediatezza del rapimento, almeno temporaneamente in Inghilterra.

Di impegno per "la ragazza vaticana" e solidarietà

Per la sorella, Orlandi è sempre stato in prima linea. Supportato dalle tante persone che, in tutta Italia, sperano in un lieto fine. "Molti vedono la vicenda di Emanuela come un esempio di giustizia negata, ma ci sono centinaia di famiglie che vivono la nostra stessa situazione, quella di una 'vita sospesa' in attesa di qualcuno che è scomparso", ha concluso Orlandi.

"L'unica cosa che mi rimprovero è di aver iniziato ad alzare la voce troppo tardi. All'inizio siamo rimasti in silenzio, sperando che, soprattutto dall'interno del Vaticano, si trovasse una soluzione. Invece, da parte loro c'è sempre stato un atteggiamento di chiusura. Ancora oggi, molti ci remano contro e lo fanno in malafede. Ma noi non ci arrendiamo".

Verità e giustizia, dice, dovrebbero essere la normalità, non un'utopia, in un Paese civile come l'Italia. Proprio per questo, i familiari di Emanuela non smettono di sperare.

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Sara D'Aversa
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